“Tutte le strade portano a Penta”

 

di Beppe Donadio

 

La storia dei talentuosi è fatta di episodi curiosi, simili a quelli di chi correva gli 800 e poi è diventato tennista, di chi da sciatore è diventato scienziato o altre storie di chi negli armadi non ha scheletri, ma copie autentiche di sé in altri (altrettanto elegantissimi) abiti.

Insomma, si nasce solitamente per fare bene una cosa almeno, ma in rari casi c'è chi di cose ne sa fare almeno un paio e bene allo stesso modo.

 

Ho incrociato la strada di Pier Carlo Penta per un curioso intreccio di case.

La sua, di casa, è un museo della musica, con un gran coda Yamaha, un Hammond con caramelle mou nel soggiorno e altri reperti di archeologia musicale e tecnologia moderna più recente, sparsi ovunque. Ho incrociato la sua strada anche grazie alla discografia, e a quel puzzle avvincente che sono le note di copertina, dalle quali si scoprono ruoli, abilità, professionalità; nomi che servono da indizi per scoprire la bellezza complessiva dei dischi anche dal punto di vista tecnico.

 

Molta della buona musica italiana incisa ha le scelte sonore di Pier Carlo Penta, ingegnere del suono, a volte anche arrangiatore, altre volte produttore artistico, altre volte ancora tutto insieme. Contemporaneamente allo studio del pianoforte - dapprima classico (presso il Conservatorio Cherubini di Firenze), poi jazz (sotto la guida di Luca Flores e Franco D'Andrea) - Penta ha gestito volumi, onde e frequenze nei dischi e nei concerti di PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Angelo Branduardi, Cristiano De Andrè (ma anche Vasco Rossi, Venditti, Bennato), fino al ritorno di Fabio Concato in “Tutto qua”, nel quale la ritrovata ispirazione del Cantautore ha un corrispettivo di sensibilità nel mix, impeccabile per coerenza e “sincerità sonora”.

Le collaborazioni e le consulenze tecnico-artistiche di Penta includono anche London Symphony Orchestra ed esperienze nei quattro (o più) angoli della terra, in occasione di eventi di grande portata (Live Aid 8 – Roma, Wien Pop Festival, Niagara Falls – Canada, Avo Session – Basilea).

 

E' dal 2010 che Penta ha spostato la sua attenzione su un progetto solista che è punto di convergenza di un lavoro di studio ed approfondimento personale, intimo e riservato, confluito nel Trio che porta il suo nome e in un'Opera Prima ancora in abiti da cd omonimo di (sontuosa) presentazione. Dentro il Pier Carlo Penta Trio sembra starci ogni singolo reperto musicale di quella casa, ogni nota viaggiata in quel soggiorno a due passi dal mare, ogni singola parte di uno stile compositivo che intreccia e rende armonici linguaggio classico (“Flashback”), jazz (“Nightblues”, “Parisienne”, “Waiting”) e progressive (“Starter”, “Atlantis”). Le dosi variano in percentuale da titolo a titolo, ma - per gusto e retrogusto complessivi - sono l'entità sola in cui convivono sin dall'apertura di “Sense and sensibility”, in “Renaissance” (circoletto rosso), fino alla splendida, cinematografica chiusura di “Departure”.

Il Pier Carlo Penta Trio (selezionato alla recente Kulturbörse Freiburg 2014) ha, dal vivo, testa e gambe di Daniele Marzi - batteria, membro originario della formazione, dalla solida formazione jazzistica, italiana ed europea - e del nuovo arrivato (riferimento solo cronologico) Paolo Ghetti, bassista e contrabbassista italiano che vanta collaborazioni ed incisioni con i grandi del jazz moderno, Pat Metheny, Dave Liebman, Peter Eskine, Rava e Bosso inclusi.

 

Qualunque sia la strada che porta a casa di Pier Carlo Penta pianista e compositore, che ci si arrivi per mare (seguendo la musica dalle finestre aperte), indirettamente (ascoltando la forma dei dischi altrui), oppure direttamente, con l'ascolto live e di un supporto audio che chiama a gran voce ufficialità anche discografica (e che, guarda caso, suona dannatamente bene), qualunque sia il viaggio, l'approdo al musicista e al suo ensemble è esperienza completa e gratificante, concessa all'ascoltatore da chi la musica (prima che suonarla) la vive e la cui scrittura ha l'innocenza e la purezza di spirito di chi di musica si ciba: il pianoforte verticale, in bella vista nella cucina di casa, sembra tutt'altro che casuale... 

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